TRIESTE SENZA MEMORIA.
Posted on 24 gennaio 2013 by diecifebbraio1
Nella Giornata della Memoria dei crimini del nazifascismo,
dobbiamo purtroppo nuovamente constatare come questa memoria nella nostra
città non riesca a trovare spazio.
Parliamo dell’annosa vicenda dello stabile di via Cologna 6-8, nel quale ebbe
sede, tra l’autunno del 1944 ed il 1° maggio del 1945, uno dei corpi di
repressione più feroci che la nostra storia ha conosciuto: l’Ispettorato
Speciale di Pubblica Sicurezza, comandato dall’ispettore generale Giuseppe
Gueli, ed il cui squadrone della morte era guidato dal
commissario Gaetano Collotti.
E “banda Collotti” era il nome con cui questo squadrone della
morte era tristemente noto, non solo a Trieste, ma in tutta l’allora
Venezia Giulia dove operava. Istituito come forza autonoma di polizia per la
repressione antipartigiana nel 1942, operò rastrellamenti, violenze e torture
efferate anche sui civili, deportazioni (solo nel periodo dal 24/2/43 al 7/9/43
furono internati per ordine di Gueli 1.793 “ribelli e parenti dei ribelli”: gli
uomini a Cairo Montenotte, in provincia di Savona e le donne a Fraschette di
Alatri, in provincia di Frosinone), esecuzioni sommarie; dopo l’8/9/43,
in sinergia con i nazisti, continuò l’attività di repressione
degli antifascisti, ma si prodigò anche nella ricerca degli Israeliti da
rinchiudere in Risiera e poi inviare nei lager germanici, e spesso gli agenti e
gli ufficiali si appropriavano dei loro beni (motivo per cui, ad esempio,
furono arrestati dai nazisti due dirigenti che avevano fatto la
cresta sui beni degli arrestati, invece di consegnarli integralmente
agli occupatori).
Dall’estate del 1944 furono centinaia gli arrestati che passarono per le mani degli agenti dell’Ispettorato speciale, che in quel periodo si trasferì dalla vecchia sede di via Bellosguardo (una villa che era stata sequestrata alla famiglia israelita degli Arnstein, riparati negli Stati Uniti) alla caserma dei Carabinieri di via Cologna, dopo lo scioglimento dell’Arma voluto dalle autorità militari del Reich, da cui dipendevano le forze armate e di polizia locali.
Di almeno un centinaio di questi arrestati (partigiani e civili)
si sa che hanno perso la vita, uccisi al momento dell’arresto o per la
cosiddetta ley de fuga, internati in Risiera o nei campi nazisti
dove persero la vita, condannati a morte e fucilati, alcuni (come l’anziano
Mario Maovaz, corriere del Partito d’Azione, ed il giovane Bruno Kavcic,
partigiano comunista), addirittura il 28 aprile 1945, quando già il torturatore
Collotti era stato ucciso dai partigiani veneti che avevano fermato la fuga sua
e dei suoi più fedeli accoliti.
Nelle celle di via Cologna furono rinchiusi centinaia di prigionieri,
partigiani e civili, uomini, donne anche giovanissime, ragazzini, anziani;
nelle stanze i prigionieri venivano torturati selvaggiamente e ridotti in
condizioni pietose, dalle finestre dello stabile si gettarono due prigionieri,
uccidendosi, perché non sopportavano più le torture: una partigiana di Servola
ed un aviere del CLN triestino.
Nel dicembre del 2010 abbiamo fatto un sopralluogo di memoria
con alcuni ex detenuti, che rientrando nelle stanze che avevano visto la loro
sofferenza, e ricostruendo l’inferno che avevano attraversato, ci hanno fatto
conoscere un pezzo di storia infame della nostra città.
All’epoca la Provincia di Trieste, proprietaria dello stabile, lo aveva messo
all’asta, per “fare cassa”. Noi avevamo raccolto un migliaio di firme chiedendo
che lo stabile rimanesse di proprietà pubblica e diventasse una Casa della
Memoria, dove raccogliere gli archivi degli istituti storici triestini, dare
una sede alle associazioni dei partigiani e degli ex deportati, realizzare una
biblioteca tematica ed una sala convegni, allestire una mostra che racconti la
storia del fascismo e dell’antifascismo, dell’occupazione nazista e della
Resistenza, che ricordi quanto costò, e quanto i suoi valori siano preziosi
ancora oggi, la lotta per la libertà e la dignità dei popoli.
Una struttura che possa servire sia agli storici che alla cittadinanza, con
particolare riguardo alle giovani generazioni.
Nonostante la dichiarazione di interesse storico da parte del
Ministero dei beni culturali, nonostante fosse stato nominato un Comitato
scientifico per questo progetto, oggi nuovamente la Provincia ha messo all’asta
via Cologna, perché, ci è stato detto, non ci sono soldi per realizzare una
Casa della Memoria come avevamo proposto noi, semplici cittadini antifascisti,
a volte anche cercando di forzare un po’ la mano alle organizzazioni che
dovrebbero gestire, secondo la nostra idea, la struttura.
Non ci sono soldi per l’Istituto di Storia del Movimento di Liberazione, non ci
sono soldi per la Sezione storica della Biblioteca nazionale slovena, non ci
sono soldi per riordinare i loro archivi che raccolgono la storia della lotta
di liberazione delle nostre terre assieme alle testimonianze dei crimini del
nazifascismo, non ci sono soldi per dare loro una sede decorosa, né per assumere
i ricercatori ed i curatori che potrebbero dedicarsi a questo lavoro.
Dove una struttura del genere potrebbe essere gestita da un consorzio di Enti
pubblici, dai Civici musei all’Università, con contributi europei (sono
previsti per questo tipo di iniziative di memoria delle deportazioni e delle
repressioni commesse dal nazifascismo) e la Regione potrebbe (se ha soldi da
regalare alle associazioni di cui parleremo fra un po’) contribuire anch’essa
per un progetto culturale che arricchirebbe tutta la città, sia in senso
culturale che di posti di lavoro, dato potrebbero esserere istituiti dei
dottorati di ricerca in modo da dare lavoro a laureati precari o disoccupati,
ed anche a personale di supporto per servizi di segreteria ed altro. Progetto
nel quale potrebbe trovare spazio anche il riordino dell’archivio del denfunto
professor Diego de Henriquez, i “diari”, le fotografie, i documenti ed i testi
da lui lasciati alla città.
Ma di fronte alla chiusura della Provincia di Trieste, viene da pensare che i soldi
che non si trovano sono quelli per la cultura antifascista, dato che ci sono
altre strutture in città che godono di finanziamenti anche piuttosto cospicui.
Pensiamo innanzitutto al cosiddetto Museo della civiltà fiumana, istriana e
dalmata, che ha sede in un palazzo prestigioso completamente restaurato allo
scopo, un museo che non ha nulla di scientifico, salvo un po’ di oggettistica
etnografica, ma in compenso trasuda razzismo nei confronti di Sloveni e Croati,
ed oltre a mistificare la storia con uno pseudo-elenco di “infoibati”, espone
lo spaccato di una “finta foiba”, all’insegna del pessimo gusto più deteriore.
Eppure per questo museo i fondi si sono trovati e si trovano ancora,
evidentemente, dato che senza finanziamenti non potrebbe sopravvivere.
Sempre a Trieste la Regione Friuli Venezia Giulia ha stanziato
recentemente una serie di contributi ad associazioni varie, tra le quali
troviamo: Euro 210.000 all’Associazione profughi istriani e dalmati, Euro
90.000 all’Istituto Regionale per la Cultura Istriana, Euro 20.000 alla Lega
Nazionale, Euro 20.000 all’Associazione Novecento (quella che negli anni ha
organizzato svariate iniziative con la presenza di ex nazisti e di neofascisti,
ultima in ordine di tempo la presentazione del libro del neofascista Stefano
Delle Chiaie, presentazione a cui alla direttrice di questo periodico è stato
“consigliato” di non insistere per assistervi, in quanto ritenuta persona
non grata agli organizzatori, presente la créme de la
créme della vecchia eversione fascista), Euro 30.000 all’Associazione
Panzarasa, il museo memoriale dei reduci della Decima Mas, peraltro gestito in
collaborazione con la Novecento.
In totale fanno 370.000 Euro: mica spiccioli, governatore Tondo. Quanti ne
occorrerebbero per iniziare i lavori per sistemare via Cologna e dare una sede
dignitosa agli archivi che abbiamo citato prima?
E non possiamo fare a meno di stigmatizzare come anche a Roma, dove il Museo della Resistenza di via Tasso è da anni a rischio chiusura per mancanza di fondi, il 1° febbraio prossimo “l’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia – Presidenza nazionale e Comitato provinciale di Roma –, la Società di Studi Fiumani e l’Associazione Nazionale Dalmata firmeranno il protocollo d’intesa con Roma Capitale che sigla la concessione di un immobile posto nel cuore del centro storico e in luogo di grande valenza artistico- architettonica, nei pressi dei Fori imperiali. L’atto avrà luogo nell’ambito delle celebrazioni del Giorno del Ricordo, che come ogni anno viene commemorato alla presenza delle più alte cariche civili e militari di Roma Capitale e della cospicua comunità degli Esuli residenti. La Casa del Ricordo ospiterà la sede di rappresentanza delle tre associazioni della Diaspora, nonché della Sede nazionale Anvgd, la quale conserva comunque la sua base operativa in Via Leopoldo Serra” (dal comunicato dell’Anvgd).
Claudia Cernigoi
24 gennaio 2013.
scarica in pdf: trieste senza memoria
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